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Perché una legge per l’economia circolare?

L’energia che usiamo e i prodotti che consumiamo derivano in larga parte dal consumo di risorse naturali il cui tempo di rigenerazione è estremamente più del tempo di vita dei prodotti che andranno a formare. Il processi produttivi ed i consumi stessi sono percio’ definiti “lineari” e dissipativi, fondati sui principi del “prendi-usa-getta”. Un modello novecentesco che sta depauperando le risorse a nostra disposizione e che ha un impatto non più sostenibile sull’ambiente in cui viviamo. Questo tipo di economia si basa sulla sicurezza di disporre sempre di enormi quantità di materie prime ed energia a basso costo e facilmente accessibili e sulla irragionevole fiducia di poter produrre e gestire sempre più rifiuti.

Come possiamo continuare a garantire crescita e benessere alle future generazioni senza consumare tutte le risorse disponibili? Come si può preservare l’ambiente, garantire la salute, e allo stesso tempo ricercare lo sviluppo economico necessario per assicurare a tutti lavoro e benessere?

L’economia circolare si basa sul ripristino e sulla rigenerazione, sul riutilizzo, sulla manutenzione con l’obiettivo di limitare l’uso di risorse vergini e mantenere il valore economico e l’utilità dei prodotti, componenti e materiali più a lungo possibile. Soltanto in questo modo si può disaccoppiare la crescita economica dal consumo di risorse (che troppo spesso per noi coincide anche con la produzione di rifiuti), riducendo l’impatto ambientale delle nostre azioni e creando anche nuovi posti di lavoro.

Come si implementa l’economia circolare nei nostri sistemi produttivi e nella nostra vita quotidiana?

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Questo schema (tratto dal volume 1 “Economic and business rationale for an accelerated transition” della raccolta “Towards the circular economy”, della Fondazione Ellen Mac Arthur) mostra come sia possibile ripensare i sistemi produttivi in modo da allungare la vita utile delle materie prime e ridurre al minimo i rifiuti da bruciare o smaltire nelle discariche.

Nel nostro quotidiano e nel vivere insieme agli altri, il metodo “ReSOLVE” indica sei aree di azione, all’interno delle quali far ricadere le nostre scelte per implementare in modo più semplice ed efficace l’economia circolare.

  • (Regenerate) RIGENERA: riutilizzando i materiali, favorendo le energie davvero rinnovabili, ripristinando la salute dell’ambiente, restituendo le risorse biologiche alla biosfera;
  • (Share) CONDIVIDI: condividendo assetts come automobili o altri mezzi di trasporto, gli spazi di lavoro o gli strumenti, riutilizzando e scegliendo prodotti di seconda mano, prolungando la vita utile facendo manutenzione, prevedendo il riutilizzo e l’upgrade già dalla progettazione dei prodotti;
  • (Optimize) OTTIMIZZA: aumentando le performance o l’efficienza dei prodotti, rimuovendo gli sprechi nella produzione e nella catena di distribuzione, sfruttare al massimo il potenziale dell’automazione e del remote sensing, di open data e big data;
  • (Loop) RICICLA: reimmettere nel ciclo produttivo prodotti o componenti di prodotti, riciclandone i materiali, compostando o estraendo biocarburanti dai rifiuti organici;
  • (Virtualise) DEMATERIALIZZA: dematerializzando direttamente (es: libri, cd, dvd…), o indirettamente (es: shopping online, email anziché posta cartacea..);
  • (Exchange) SOSTITUISCI: rimpiazzare i materiali non riutilizzabili/differenziabili, utilizzando le nuove tecnologie (stampa 3D), scegliendo prodotti/servizi alternativi (es. trasporti intermodali).

 

 

Il Partito Democratico dell’Umbria, intende presentare la proposta di una Legge Regionale per implementare più rapidamente l’Economia Circolare nel nostro sistema produttivo e nella nostra vita quotidiana. Proprio perché riguarda tutti da vicino, vogliamo costruirla insieme.

 

 

Muovendo dal documento sui rifiuti approvato durante la direzione del 18 aprile 2016 la nostra proposta di Legge riguarderà la rimozione di barriere, il miglioramento o l’incentivazione di attività come:

  1. Prevenzione e riduzione a monte dei rifiuti (uso massiccio di beni riutilizzabili, di materiali biodegradabili e compostabili, acquisti verdi, riduzione degli imballaggi, distribuzione di prodotti alla spina…): ripensare i materiali e i processi produttivi al fine di creare meno rifiuti e meno scarti è anche un nuovo incentivo allo sviluppo;
  2. Lotta agli sprechi (sullo spreco alimentare esiste già una proposta specifica, ma dobbiamo puntare a ridurre anche altri sprechi, come quello di energia o di acqua);
  3. Riuso (per esempio tramite agevolazioni alle attività di riparazione, un maggiore incentivo al vuoto a rendere);
  4. Recupero dei materiali (spostando gli obiettivi della raccolta differenziata sull’effettivo recupero dei materiali, individuando criteri per la tariffazione puntuale, stabilendo degli standard di efficienza sulla base dei quali migliorare la logistica e l’impiantistica per il recupero dei materiali);
  5. Adeguamento del sistema produttivo (promuovendo l’uso di materie prime seconde nell’industria, nel commercio, nell’agricoltura, agevolando filiere industriali del recupero, spingendo sulla formazione delle nuove figure lavorative e sulla ricerca);
  6. Sostituzione di beni e servizi (incentivando i servizi digitali al posto della carta stampata o rimuovendo le barriere e promuovendo lo smart working al posto del trasferimento casa-lavoro);
  7. Sharing (incentivando o rimuovendo le barriere per agevolare la condivisione di conoscenza, strumenti, logistica, mezzi di trasporto, degli spazi di lavoro);
  8. Educazione alla sostenibilità

A guidare la proposta devono essere quei princìpi che, anche a livello internazionale, il nostro Paese si è impegnato a condividere e promuovere: l’utilizzo efficiente delle risorse, la difesa del suolo e del territorio, la riduzione delle emissioni inquinanti e di gas serra. Un punto fondamentale è il disaccoppiamento della crescita economica dalla produzione di rifiuti, dall’inquinamento e dal consumo dissipativo di materie prime e di suolo: abbiamo infatti la necessità di continuare a crescere per creare nuova occupazione e allo stesso tempo di preservare l’ambiente in cui viviamo per garantire alle future generazioni di poterne usufruire e per garantire a tutti il diritto alla salute.
Per fare questo, c’è bisogno della partecipazione convinta di tutti, l’obiettivo della sostenibilità è una scelta radicale e totalizzante, oggi anche economicamente conveniente, che deve però avere la più larga e convinta partecipazione, a partire dalla base, dai cittadini, per poter essere vincente. La volontà di costruire insieme alla base una nuova legge risponde proprio alla volontà di compiere scelte vincenti.

 

PARTECIPA ANCHE TU, iscrivendoti all’iniziativa del 7 ottobre a Terni. Scegli il tavolo a cui partecipare e/o condividi con noi una tua proposta!