Umbria Europa – 02 – FEBBRAIO 2015

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EDITORIALE

Ci siamo. L’azione di Mario Draghi, il “Quantitative easing” (alleggerimento quantitativo), segna una svolta epocale per le istituzioni europee. L’obiettivo di acquistare nel giro di un anno 1.140 miliardi di obbligazioni (titoli di stato e non solo) dei paesi dell’Ue, avrà l’effetto pratico di mettere in circolo una grande quantità di liquidità, per un’operazione mai effettuata fino ad oggi e che, al di là delle ricadute economiche, lascerà il segno per due aspetti istituzionali. Primo, perché la Corte Europea ha “sottolineato” l’autonomia della BCE e la possibilità di effettuare operazioni monetarie di questo tipo. Operazioni fino a ieri (ma potremmo dire ancora oggi) osteggiate da una parte del mondo economico e finanziario del vecchio continente. Per capire questo basta citare l’ira del Presidente della Bundesbank, Weidmann, che venerdì 23 gennaio ha dichiarato che “questa operazione rischia di rallentare le riforme che i paesi europei – in particolare quelli della fascia mediterranea – sono chiamati a mettere in campo”. Una paura leggittima, ma che contrasta con la crescita di un malessere sociale che oramai colpisce da Atena a Lisbona, passando per Roma, Madrid e persino Parigi. Il timore del “lassismo latino”, vivo in buona parte dell’opinione pubblica del Nord Europa, non solo in Germania, oggi stride con la boccata d’ossigeno che sembrano respirare al di sotto delle Alpi.
Nei prossimi mesi vedremo se questa operazione rallenterà le riforme di cui si parla da troppo tempo in paesi come l’Italia,oppure passerà alla storia come una cruciale mossa e un attestato di fiducia ulteriore verso chi oggi governa sventolando la bandiera delle riforme. In secondo luogo la manovra della BCE segna in parte la fine di un’ambiguità. Quella di non essere più, o non solo, un’istituzione che si limita ad aumentare ed abbassare i tassi d’interesse o a vigilare come fatto fino ad oggi su questa o quella banca. La Banca Centrale Europea entra in possesso di una vera politica monetaria, più simile a quella di altri istuti (la Federal Reserve e la Bank of Japan). D’altronde la manovra della BCE non fa che ripercorrere quanto già fatto da entrambi in America e in Giappone. Immettere liquidità, deprezzando in qualche modo la moneta – con evidenti ripercussioni oltre che sul credito alle imprese sull’export delle proprie aziende – e ricreando fiducia nelle imprese e nei consumatori. Fiducia, che però dovrà obbligatoriamente essere accompagnata – e su questo non si può non concordare con i nord europei – con un continuo piano di riforme di tutti i paesi, eliminando privilegi e baronati di cui negli ultimi sette anni abbiamo sentito parlare fin troppo.
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